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GUIDE
ALPINE DEL MONVISO |
TRA
ESCURSIONISMO E SPELEOLOGIA |
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LA GROTTA DI RIO MARTINO
Con l’aiuto
di esperti vi proponiamo la scoperta dei fenomeni carsici e della storia
geologica della grotta dall’origine fino ai nostri giorni. Percorreremo
in sicurezza i 700 metri del ramo inferiore della grotta che conduce
alla sala dei Pissai dove raggiungeremo una cascata alta piu di 45 metri. |
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Periodo
consigliato: maggio-novembre |
Materiale: Giacca a vento, berreto, guanti stivali di gomma o scarponcini. Le pile frontali verranno fornite dalle Guide Alpine. |
UN PO' DI GEOLOGIA Il Monviso, cima fra
le più famose dell’intero arco alpino, montagna che per molti
secoli è stata ritenuta la più alta di tutte, è costituito
in prevalenza da rocce originatesi sul fondo oceanico. La spiegazione
di questo affascinante prodigio va cercata nello straordinario affresco
della storia geologica locale. Il complesso fenomeno dell’orogenesi
alpina prende essenzialmente avvio dalla collisione tra il vecchio margine
continentale europeo ed una porzione della vecchia costa africana: in
questo immane scontro, iniziato nel Cretaceo superiore (circa 80-70 milioni
di anni fa) scomparve l’antico tratto oceanico che divideva i due
continenti, stritolato e schiacciato fra le masse rocciose che si corrugavano
e si accavallavano, scorrendo in parte le une sulle altre. La zolla africana
si è scollata della sua parte più profonda ed è sovrascosrsa
su quella europea e sull’oceano interposto. Schiacciando tutto.
Nella regione esterna della catena ancora oggi si possono osservare tracce
della paleo Europa (verso esterno) e della paleo regione africana (verso
l’interno), mentre l’area centrale è per lo più
occupata dalle falde ‘pennidiche’, caratterizzate dal massimo
della deformazione e del metamorfismo. Questo settore (dominio pennidico)
cui appartiene il gruppo del Monviso, costituiva l’antico fondale
dell’Oceano in cui erano presenti grandi strati di rocce calcaree,
accumuli di materiali marnosi e argillosi ed estesi tratti di lave basiche
consolidate. L’enorme pressione ed il relativo aumento di temperatura
derivanti dal sovrascorrimento della costa africana provocarono profonde
trasformazioni in questi materiali: si formarono bancate calcaree e dolomitiche
alternate a marmi, enormi strati di calcescisti e micascisti, mentre le
antiche lave (o meglio il complesso di rocce che formavano la parte più
profonda della crosta oceanica) si trasformavano in un nuovo tipo di roccia,
resistente, verdastro, viscido ed untuoso al tatto, specialmente quando
bagnato, tanto da meritarsi il nome di ofiolite (roccia-serpente). Sono
queste le verdi rocce del Re di Pietra. Quindi nella collisione l’oceano
è stato in parte subdotto, ma qualche porzione della sua crosta
(quindi della sua parte più profonda) è come schizzata su
formando complessi come Monviso e Monginevro. |
In valle abbiamo: |